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Van Gogh

IN MARGINE AGLI ATTI VANDALICI IN ATRI: UNA QUESTIONE EDUCATIVA Scrivo alcune riflessioni dopo l’esecrabile gesto vandalico compiuto ai danni della madonnina della chiesa di S. Francesco. Mi sono chiesto, al di là dei colpevoli e del gesto in sé, come interroga la mia persona un tale atto e molti altri atteggiamenti di rinuncia alla propria umanità. Ho capito che, come don Paolo scriveva, che la questione è quella educativa. Alcuni punti mi sembrano imprescindibili per una seria azione educativa in tutti gli ambiti della vita, soprattutto all’inizio della vita, li offro ad una discussione che spero non si esaurisca nei commenti istintivi ma provochi le nostre coscienze. Perciò propongo una sintesi ragionata di ciò che Benedetto XVI disse riguardo all’educazione, sottolineando alcune parole chiave Di cosa hanno bisogno i bambini, gli adolescenti, i giovani? Credo anzitutto di vicinanza e fiducia che nascono dall’amore dei genitori i quali donano qualcosa di loro stessi ai figli perché superino gli egoismi e vivano guardando lo stesso amore con cui si amano i genitori. A questa capacità di amare corrisponde la capacità di soffrire, di soffrire insieme. Senza la capacità di sacrificio inevitabilmente l’esperienza di una vera vita sarà illusoria. Non esiste una qualsiasi esperienza che non implichi sacrificio e fatica. Al primo ostacolo si va a sbattere contro una dura e inaspettata realtà. Qui si innesta il punto cruciale del rapporto educativo: la formazione al giusto uso della libertà. Occorre accettare il rischio della libertà dei bambini, ragazzi, giovani, senza dimenticare l’attenzione alla correzione, all’aiuto rispetto a scelte sbagliate, tenendo sempre aperta la porta del perdono. Quello che invece non dobbiamo mai fare è assecondarli negli errori, fingere di non vederli, o peggio condividerli. Per fare ciò occorre che noi adulti ci riappropriamo dell’autorevolezza su cui si basa la nostra autorità. Autorità, cioè capacità di far crescere bene. Essa è frutto di esperienza e competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della propria vita e con il coinvolgimento personale, espressione dell’amore vero. L’educatore è quindi un testimone della verità e del bene: certo, anch’egli è fragile e può mancare, ma cercherà sempre di nuovo di mettersi in sintonia con la sua missione. Il protagonista dell’azione educativa è l’adulto che conosce il senso delle cose, e lo trasmette non con prediche astratte (e noiose!), , ma testimoniando con la propria vita la bellezza che ha incontrato, in ogni istante della vita, qualsiasi sia il ruolo, la circostanza, la condizione sociale. Concludo con una frase di Papa Francesco sul “padre” (in questo mondo di orfani): “La prima necessità, dunque, è proprio questa: che il padre sia presente nella famiglia. Che sia vicino alla moglie, per condividere tutto, gioie e dolori, fatiche e speranze. E che sia vicino ai figli nella loro crescita: quando giocano e quando si impegnano, quando sono spensierati e quando sono angosciati, quando si esprimono e quando sono taciturni, quando osano e quando hanno paura, quando fanno un passo sbagliato e quando ritrovano la strada”. PERCHE I NOSTRI FIGLI CI GUARDANO