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Van Gogh

Educazione alla verità – spunto di meditazione
Parliamo di educazione in un contesto che non è favorevole alla verità come scriveva umberto eco autore de il nome della rosa:” forse il compito degli uomini è di far ridere della verità, perché l’unica verità è imparare a liberarci della morbosa passione per la verità”
Dunque in questo contesto ostile dove possiamo trovare risposte alla naturale sete di bene, verità e bellezza? E’ necessaria un’educazione che inizi “fin dal grembo materno” perché Infatti è infelice chi disprezza la sapienza e l’educazione. Vana è la loro speranza e le loro fatiche inutili dice il libro della Sapienza rispondendo ad Umberto eco
Ma l’educazione cos’è? Uno studio? Cosa dobbiamo imparare per educare figli, giovani etc. Chi può educare? Solo quelli che hanno studiato scienze della formazione? Diciamo subito che educare è un processo elementare della vita, un dovere anzitutto di due persone che mettono al mondo un figlio. Il mestiere dei genitori non è il più difficile del mondo, è il più naturale, nel senso che istintivamente i due si applicano a far crescere bene i loro figli come compito dato a loro se non da Dio dalla natura. Non è difficile ma non è semplice.
Educare è rendere una persona capace di affrontare tutte le situazioni della vita, non solo quelle che vanno bene. Tutte. E assegnare loro un significato. E’ una trasmissione del cosa serve per vivere e del suo significato. Cos’è il significato? È il rapporto fra me e le cose che mi stanno attorno. È un rapporto. L’educazione è la comunicazione del significato delle cose, dei pensieri degli atti come strada ad avvicinarsi alla verità e conoscerla; questo mette in moto la libertà. La libertà è messa in moto dalla verità ossia dalla corrispondenza fra desiderio e realtà, parafrasando S. Tommaso che diceva che la verità era la corrispondenza fra desiderio e realtà.
Nella musica la cosa è evidente. Quando avevo 11 ani mi hanno messo in mano uno strumento, perché i miei genitori erano contenti che imparassi la musica ed io ero affascinato da quel mondo. Il mio desiderio si è incontrato dunque con la realtà dell’imparare il solfeggio, poi i diversi strumenti a fiato, infine la cornetta in Sib. Durante gli anni ho dovuto giocare tutta la mia libertà per raggiungere l’oggetto del desiderio che non era solo suonare, conteneva la compagnia, il sacrificio, la bellezza etc. E così per lo sport, per lo studio e finalmente per l’amore a Cristo e la sua compagnia.Questo accade perché il desiderio è infinito. Chi si accontenta non gode
 Naturalmente, io ho avuto qualcuno che mi ha educato, non solo, ma che è stato disposto ad essere educato. A tutte le età c’è questa possibilità, perché a tutte le età occorre amare la verità più che se stessi: a tutte le età occorre amare l’uomo, coinvolgersi con il suo destino, con il suo compito, con il suo significato nel mondo.
Occorre, per esser sempre svegli sul tema dell’educazione, conoscere la storia da cui si proviene. Perché per educare si deve avere la consapevolezza del passato dove si trovano le ragioni documentate di quello che si afferma nel presente.

La sciagura di tanti catechismi è che prescindono dalla tradizione per offrire ai bambini un modello psicologico che giocando tutto nel presente non dà alcuna ragione plausibile per il radicarsi di un fascino. E così i genitori che il sabato lasciano in mano i propri bimbi ai catechisti, li riprendono dopo un’ora senza che una certezza li abbia colpiti o interrogati. Un eterno presente senza alcuno sbocco.
Addirittura la tradizione assume una connotazione negativa e così si ricomincia sempre da capo, come se prima non ci fosse stato nessuno.
Ma se è così, cosa vuol dire che la verità è nella tradizione, come educare a progredire se ci si fissa nella tradizione?
In questo senso la chiesa che costituisce gran parte della nostra storia, fa due affermazioni forti:
1) La prima: la verità, il senso delle cose, la realtà, direbbe S.Paolo, non è un’idea, ma una persona che ama, la persona di Cristo venuto nel mondo a manifestare l’amore di Dio fino al sacrificio della propria vita ed alla vittoria della resurrezione. E questa persona è viva. La verità non può essere passata, interessante solo per gli archeologi. Non può essere una persona morta. La conseguenza è interessante anche per i non credenti.
Ci devono essere persone viventi che portano la verità, che la indicano e che la offrono a chi hanno di fronte. Gli insegnanti infatti, sono persone vive, anche se alcuni sono morti dentro. Essi non sono la verità, non sono ingiudicabili, sarebbe una tirannide. E a volte è così nella società. Si trasmettono cose che si identificano con la verità mentre sono solo opinioni. Occorre aver cura che i nostri bimbi abbiano sempre vicino chi impegna i presunti portatori di verità in una critica pacata ma continua.
La chiesa pretende di essere custode della verità e per questo viene attaccata dal potere. Ma mai la chiesa si è definita esente da errori piuttosto afferma di essere portatrice dell’annuncio della verità come in vaso di creta, come il corpo di cristo nella storia, la modalità fisica con cui cristo viene incontrato. Non ha mai affermato di esaurire la verità, ma di esserne segno, strada per raggiungerla
2)la seconda: la verità è carità: educa chi ama una persona che ti vuole bene, non abolisce il valore delle idee e delle definizioni, ma lo contesta. Se uno studia pedagogia da dove prende colore la sua fattibilità? Se è testimonianza di un bene per il tuo bene. Anche quando correggono o fanno fare sacrifici.
 C’è un passo di un libro della Rowling, Harry Pottter, il terzo non so, in cui il padre e la madre appaiono ad Henry e lo incoraggiano, corregggendone l’azione. Essi sono morti per lui e quindi hanno l’autorità per dire questa cosa: Henry, tu devi morire per i tuoi amici, se vuoi vivere. Ecco i ragazzi non seguono un’idea ma una persona che ama il suo destino, un professore, un compagno più in gamba. Credo che il fatto che nella scuola elementare ci siano così tante maestre, tutte donne, complichi un po’ la portata educativa della scuola. Tanti riferimenti poche certezze.
 C’è bisogno di una ripresa. Occorre che i nostri amici più piccoli, figli o giovani incontrino una proposta viva che venga da adulti che non solo hanno fatto ma fanno l’esperienza che si propone. Occorre che l’affezione e l’amore ai più piccoli diventi un giudizio non un sentimentalismo. Se ad es. una mamma sbaciucchia tutto il giorno il bambino e poi di notte se piange non va a consolarlo, a cambiarlo lo ama ? o lo ama la mamma che alla fine della giornata non lo sopporta più perché ne ha combinate di tutte ma si sveglia di notte cinque volte perché piange? E non è che goda a svegliarsi!
Insomma l’altro che si ama va trattato non come si vuole ma per il suo destino, allora il sacrificio prende il suo vero significato. Non rinuncia solamente, ma rendere sacro, cioè amare la verità più che se stessi. Se manca questo, come osservava Benedetto XVI i rapporti educativi diventano così difficili da diventare un’emergenza.
Quando iniziare ad educare, quando i figli imparano? Da subito, da un anno un bimbo è pronto ad imparare le lingue, perciò una sana avvertenza per l’educazione dei figli è occhio che ti guardano!
Cosa comunica un genitore ad un bimbo così piccolo, tanto che non bisogna studiare? Una certezza affettiva. Un bambino impara quando è certo che il papà e la mamma gli vogliono bene. Nell’incertezza di ciò compaiono patologie come a scerne si vede.
Non è tanto una questione di litigare o meno è questione di rendere evidente la stima nel rapporto tra di loro e gli altri. Tanto più questo rapporto è certo, tanto più diventa certo il bambino e perciò ha più armi per affrontare la sfida della realtà in tutti i suoi fattori, man mano che cresce.
 Termino con una citazione da un incontro che ho fatto dopo i fatti incresciosi di Atri:
“L’educatore è testimone della verità e del bene, anch’egli è fragile e può mancare ma cercherà di rimettersi in sintonia con la sua missione con l’aiuto di amici veri. Il protagonista dell’azione educativa è l’adulto che conosce il senso delle cose e lo trasmette testimoniando con la propria vita la bellezza che ha incontrato in ogni istante della vita, qualsiasi sia il ruolo, la circostanza, la condizione sociale”.

 

IN MARGINE AGLI ATTI VANDALICI IN ATRI: UNA QUESTIONE EDUCATIVA Scrivo alcune riflessioni dopo l’esecrabile gesto vandalico compiuto ai danni della madonnina della chiesa di S. Francesco. Mi sono chiesto, al di là dei colpevoli e del gesto in sé, come interroga la mia persona un tale atto e molti altri atteggiamenti di rinuncia alla propria umanità. Ho capito che, come don Paolo scriveva, che la questione è quella educativa. Alcuni punti mi sembrano imprescindibili per una seria azione educativa in tutti gli ambiti della vita, soprattutto all’inizio della vita, li offro ad una discussione che spero non si esaurisca nei commenti istintivi ma provochi le nostre coscienze. Perciò propongo una sintesi ragionata di ciò che Benedetto XVI disse riguardo all’educazione, sottolineando alcune parole chiave Di cosa hanno bisogno i bambini, gli adolescenti, i giovani? Credo anzitutto di vicinanza e fiducia che nascono dall’amore dei genitori i quali donano qualcosa di loro stessi ai figli perché superino gli egoismi e vivano guardando lo stesso amore con cui si amano i genitori. A questa capacità di amare corrisponde la capacità di soffrire, di soffrire insieme. Senza la capacità di sacrificio inevitabilmente l’esperienza di una vera vita sarà illusoria. Non esiste una qualsiasi esperienza che non implichi sacrificio e fatica. Al primo ostacolo si va a sbattere contro una dura e inaspettata realtà. Qui si innesta il punto cruciale del rapporto educativo: la formazione al giusto uso della libertà. Occorre accettare il rischio della libertà dei bambini, ragazzi, giovani, senza dimenticare l’attenzione alla correzione, all’aiuto rispetto a scelte sbagliate, tenendo sempre aperta la porta del perdono. Quello che invece non dobbiamo mai fare è assecondarli negli errori, fingere di non vederli, o peggio condividerli. Per fare ciò occorre che noi adulti ci riappropriamo dell’autorevolezza su cui si basa la nostra autorità. Autorità, cioè capacità di far crescere bene. Essa è frutto di esperienza e competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della propria vita e con il coinvolgimento personale, espressione dell’amore vero. L’educatore è quindi un testimone della verità e del bene: certo, anch’egli è fragile e può mancare, ma cercherà sempre di nuovo di mettersi in sintonia con la sua missione. Il protagonista dell’azione educativa è l’adulto che conosce il senso delle cose, e lo trasmette non con prediche astratte (e noiose!), , ma testimoniando con la propria vita la bellezza che ha incontrato, in ogni istante della vita, qualsiasi sia il ruolo, la circostanza, la condizione sociale. Concludo con una frase di Papa Francesco sul “padre” (in questo mondo di orfani): “La prima necessità, dunque, è proprio questa: che il padre sia presente nella famiglia. Che sia vicino alla moglie, per condividere tutto, gioie e dolori, fatiche e speranze. E che sia vicino ai figli nella loro crescita: quando giocano e quando si impegnano, quando sono spensierati e quando sono angosciati, quando si esprimono e quando sono taciturni, quando osano e quando hanno paura, quando fanno un passo sbagliato e quando ritrovano la strada”. PERCHE I NOSTRI FIGLI CI GUARDANO