CREDITS
MUSEO CAPITOLARE
L' edificio che ospita il museo è della metà del '400, con resti più antichi del sec. XI. Rimaneggiato nel corso della sua storia, trovò definitiva sistemazione solo in questi ultimi anni.
Davanti all'ingresso un piccolo monumento eretto nel 1954 a ricordo della definizione dogmatica dell' Assunzione di Maria SS. al Cielo. Da notare il fusto cilindrico in calce schisto detto marmo variegato, elemento di spoglio di età romana, forse una colonna di un tempio dedicato a divinità fontanili, che esisteva in origine in quell' insediamento.
CHIOSTRO
Una mirabile e raccolta costruzione in laterizio, con archi a tutto sesto da più parti ed acuti in un solo lato basale. E' un eccellente esempio di architettura monastica medioevale con ampi abulacri e spazio verde centrale. Costruito nei primi del Duecento vi risiedettero i Padri Cistercensi e successivamente i Canonici del Capitolo Cattedrale. Nel '400 fu adibito a cimitero episcopale, vi si tumulavano i vescovi della Diocesi, i prelati atriani ed i cittadini più ragguardevoli.
Lungo i corridoi si notano alcuni cenotaffi con affreschi del '400. Colonne stroncate visibili al di sotto dell'attuale pavimentazione testimoniano periodi più antichi (seconda metà del sec. XII).
Un pozzo, al centro del chiostro a base ottagonale cinquecentesca, reca la data 1763 relativa alle volute del frontone. Sull' orlo interno del pozzo scanalature originate dallo scorrimento delle funi per il prelievo dell' acqua.
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CISTERNA
Scendendo per una gradinata esterna si giunge alla Conserva d'acqua. Troviamo un atrio con volte a crociera, eretto verso il 1460. Di particolare interesse sono il portale e le quattro finestre che ornano il lato d'ingresso. Si tratta di opere della seconda metà del sec. XII di ornatisti abruzzesi attivi a S. Liberatore a Maiella, ma che avevano risentito degli influssi dei maestri comacini. Sono tutti materiali provenienti dalla primitiva chiesa di S. Maria a cinque navate.
La cisterna è un ambiente sotterraneo di rilevante interesse archeologico. È un esempio di arte romana del II sec. d.C. nelle volte a crociera, mentre i muri parietali a grossi macigni senza malta risalgono all'età repubblicana. Dell' VIII sec. a C., sono poi due condotti dai quali defluiva l'acqua dagli ambienti sovrastanti. I pilastri sono in "opus lataericium" ed in "opus signinum" nell'intonaco, la volta in "opus caementicium". All'origine era una cisterna pubblica, contiene infatti ben 24 mila metri cubi di acqua nelle sue grandi ed alte navate: in seguito fu usata quale "piscina limaria" per raccogliere le acque reflue provenienti dalle terme pubbliche che si costruirono proprio al di sopra di essa in età imperiale. Di forma quadrangolare. misura m. 24,20 in larghezza e m. 26 in lunghezza.
Ventinove affreschi decorano pilastri di questo ambiente sotterraneo: sono opere di pittori trecenteschi e dei primi del Quattrocento. Da notare la Maiestas Domini con il Cristo in mandorla quadrilobata a colori vivaci, attribuita ad un Maestro abruzzese della prima metà del trecento, riflettente la cultura locale. D'interesse sono anche i due gruppi di Santi e Sante, affrescati da un altro maestro abruzzese ma con chiari influssi umbro-marchigiani.
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SALE ESPOSITIVE
Uscendo tramite una scala interna, si giunge alle sale espositive del Museo. Fondato nel 1912 su iniziativa di Mons. Raffaele Tini ha avuto nel corso degli ultimi anni cospicue donazioni: la raccolta Vincenzo Bindi, donata dal figlio Dott. Gaetano, per gran parte delle mirabili ceramiche d'Abruzzo esposte, la raccolta Tommaso Illuminati, donata dai figli Prof. Gabriello e Dott.ssa Eleonora in Baldoni per l'intera e complessa arte lignea del primo novecento e raccolta Luigi Tascini per le raffinate suppellettili lignee della stessa epoca.
INGRESSO
La visita inizia dalla hall, con la biglietteria e materiale informativo. In questa stanza sono esposti due reliquiari lignei di scuola cappuccina.
SALA I - Il Vestibolo
Con un' inginocchiatoio intarsiato a legni vari e alcuni armadi di sacrestia in noce, intagliati ad altorilievo, con scene bibliche e figurazioni di Santi, rese con aspro realismo. Nei vari pannelli lignei si notano anche naturali ed ingenui atteggiamenti. L'opera è di Carlo Riccioni di Fano Adriano, ma abitante in Atri, nella metà del Seicento. In questa stanza si conserva un tabernacolo ligneo di scuola cappuccina, che misura cm. 162 x 130, realizzato nel 1697 da Fra' Felice da Teramo, cappuccino, e collocato nella Chiesa di San Leonardo, già officiata dai religiosi dello stesso Ordine; attualmente la chiesa è stata demolita.
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SALA II - I codici e gli incunaboli
Si possono ammirare altri armadi di sagrestia intagliati da Carlo Riccioni ed in espositori lignei costruiti nel 1931 dall'artista atriano Renato Tini sono in mostra antiche miniature e libri degli albori dell'arte della stampa. Da notare il Codice (A-3) Lezionario, della prima metà del Duecento. opera abruzzese riecheggiante le forme cassinesi e la miniatura francese: il Codice (A12) Decreto di Graziano della prima metà del Trecento, opera di miniatura di scuola bolognese. con influssi francesi.
Il Codice (A-19) Messale dei Duchi Acquaviva della prima metà del Quattrocento, con miniature d'ispirazione gotica, ma con influenze senesi.Tra gli incunaboli troviamo i Decretali di Bonifacio (B-2). opera stampata a Magonza (Germania) nel 1470 nella tipografia di Shòffer. socio di Gutemherg; i Decretali di Nicolò Tedeschi (B-6). opera stampata a Venezia nel 1476 con i tipi di Voli Speyer, da Giovanni da Colonia e Manthen da Geresheirn.

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SALA III - L' arte tessile: i paramenti sacri
Troviamo paramenti raffinati e preziosi, usati per i riti solenni, quali pianete, tonacelle, stole, piviali, mitrie. Sono del periodo barocco e rococò (sec. XVII e XVIII) con filature in argento e oro, con ornamenti gradevoli e ricami di alta precisione, e disegni di impronta naturalistica con motivi floreali e di rado geometrici. Le stoffe presenti sono damasco, seta, velluto broccato e broccatello.
Da notare il tappeto rosso ricamato in argento ad ago-pittura donato nel 1732 al cardinale Troiano Acquaviva dalla regina d'Inghilterra, sulle pareti sono disposte alcune tele tra cui sei quadri che provengono dalla Chiesa di San Domenico, attribuiti al pittore Serafino Tamburelli della prima metà del Settecento, che servirono da bozzetti per le tele ben più grandi che sono esposte nella chiesa stessa.
Si può inoltre ammirare una Maddalena lignea policroma del Seicento sicuramente facente parte di un gruppo scultoreo raffigurante la Crocifissione.
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SALA IV - Pinacoteca
Entrando a sinistra si osservano due tavole di notevole interesse: "Natività" e "Flagellazione", che sono state attribuite a diversi pittori quali Fernando Yanez de la Ali-nedina, pittore di origine valenzana, e Pedro de Aponte, pittore spagnolo di Saragozza, che seguì il re Ferdinando il Cattolico durante la sua visita a Napoli, ove avrebbe ottenuto l'incarico per le dette tavole dal Duca d' Atri Andrea Matteo III d' Acquaviva.
Seguono la "Madonna col Bambino e Santi", di scuola veneta del quattrocento su tavola, opera molto vicina ai modi di Antonio Solario detto Lo Zingaro, eseguita ai primi del Cinquecento, due enormi portaceri lignei a forma di aquila e la statua di S.Antonio Abate in trono, realizzata in legno dorato e risalente al sec. XVI.
Proseguendo la visita si osservano tre opere di grandissima importanza: il trittico ligneo con statue a figura piena policromate e nella predella figure ad altorilievo; l'incorniciatura riflette lo stile scultoreo di tipo lombardo, opera dei Tolmezzini, famosi intagliatori friulani del primo cinquecento, d'ispirazione e gusto gotico-veneziano. Un polittico ligneo, scolpito, policromato e dorato con cinque sculture e piccoli tabernacoli a guglia e pinnacoli, di arte abruzzese dove si risentono gli influssi dei Maestri veneti della fine del Quattrocento.
Finalmente un' Ancona lignea, con S. Giacomo e 18 formelle a bassorilievi, con scene della vita del Santo; in basso, figure di Santi, dipinti a tempera attribuiti a Jacobello del Fiore: è un'opera stupenda della prima metà del Quattrocento, del veneziano Gaspare Moranzoni.
A destra della porta di accesso alla sala successiva si può ammirare la "Madonna della Ghiara" della seconda metà del '500, attribuita a Lelio Orsi, manierista parmigiano d'ispirazione michelangiolesca nei volumi e nelle forme, ma con chiara derivazione dal Correggio e dal Parmigianino. Segue una "Madonna con Bimbo" di arte abruzzese. Di elevato valore artistico ed ora completamente restaurata, ricorda per il tono popolare della Madonna simile ad una rustica matrona, il gusto ancora romanico ed appena gotico della seconda metà del duecento.
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SALA V - Pinacoteca
Entrando nella sala successiva a destra e a sinistra sono posti due altarini provenienti dalla chiesa di S. Reparata raffiguranti S. Giovanni e la Maddalena, mentre a destra si possono ammirare "SS. Pietro e Paolo", in legno scolpito e dorato del sec. XVI, già facenti parte di un altare ligneo, e la "Madonna col Bambino e i Santi Benedetto e Bernardo", un olio su tela del 1615-1620. attribuito a Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d'Arpino.
Sempre in questa sala sono in mostra la statua di S. Reparata, in legno scolpito dorato, risalente alla prima metà del XVII sec. ed alle pareti la "Resurrezione", olio su tavola, della fine del XVI sec., la "Deposizione", olio su tela, attribuito alla pittura napoletana della seconda metà del XVI sec., e "Angelo annunciante e la Madonna annunciata", olio su tela del sec. XVI.
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Bibliografia:
Trubiani, B., Atri Città d'arte, Edizioni Menabò - D'Abruzzo
Le città d'Arte Atri - Seconda Edizione - Edizioni Menabò - D'Abruzzo
Foto: IG SOLUTIONS
 
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  10:00/12:00
16:00/20:00
tutti i giorni
  ORARIO INVERNALE
  10:00/12:00
15:00/17:00
Chiuso il mercoledì, salvo variazioni
  TARIFFE
  Biglietto
  Euro 3,00
  Biglietto ridotto
  Euro 2,00
  Note
  Bambini fino a 12 anni Euro 1,00.
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
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