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S.S. GIOVANNI PAOLO II AD ATRI - 30 giugno 1985
 
VISITA PASTORALE IN ABRUZZO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA COMUNITÀ CIVILE DI ATRI

Teramo - Domenica, 30 giugno 1985

tratto da: Visita Pastorale in Abruzzo



Signor Sindaco,
Fratelli e Sorelle della città di Atri.


  1. Rivolgo il mio più vivo e cordiale saluto a tutti e a ciascuno di voi, convenuti tanto numerosi ed entusiasti a questo incontro da voi e da me cordialmente desiderato.

Ringrazio il Signor Sindaco per le parole così sentite e vibranti a me indirizzate a nome dell’intera popolazione.

Sono lieto di ritornare in Abruzzo e di raccogliere nuovamente la testimonianza della profonda fede cristiana e della solida devozione alla Chiesa di Roma, che sono prerogative delle vostre nobili tradizioni.

Nei miei ormai numerosi viaggi apostolici in Italia e fuori, io rivivo dovunque l’autentica realtà della Chiesa di Cristo, cementata dall’unità dei cuori. La medesima esperienza mi è grato di compiere oggi tra voi, circondato dal vostro affetto.
  2. Qui, nel vostro Abruzzo, la natura sprigiona messaggi elevanti. Il nitido paesaggio di monti e di mare richiama a Dio, al silenzio, alla riflessione, alla serenità dell’impegno quotidiano, all’amore per la famiglia, per le cose semplici e buone.


Da questo scenario di intatte bellezze hanno trovato ispirazione i vostri artisti: pittori, architetti, poeti, scrittori, cesellatori di oreficeria, autori di canti popolari. Ma penso soprattutto ai vostri Santi.


Così, con senso di devota considerazione, il pensiero corre al mio santo predecessore Pietro di Morrone, l’eremita della montagna, che dagli spettacoli naturali traeva spinta per elevarsi alle vette della pura contemplazione, e che, divenuto Celestino V, rimase sempre avvinto - mente e cuore - al fascino della solitudine contemplativa.
  3. Cari Fratelli e Sorelle, sono lieto anche di trovarmi nella vostra operosa città, collocata in bellissima posizione, al cospetto dell’Adriatico e del Gran Sasso. La vostra antica e imponente cattedrale, alta sul colle, richiama l’immagine evangelica di una missione di luce.

Atri s’è conquistata un suo spazio non soltanto nella storia dell’Abruzzo, ma anche nella storia della Chiesa, per l’attività della sua diocesi, per il costante e fedele attaccamento ai valori della fede, testimoniato dalle numerose e bellissime chiese, per la qualità e il prestigio internazionale di alcuni suoi uomini impegnati nella diffusione del Vangelo.

A tale proposito, tra i vostri concittadini che più si sono distinti nel servizio della Chiesa, mi piace ricordarne almeno due. Il primo: Padre Claudio Acquaviva figlio del duca d’Atri, uno dei più eccellenti Superiori della Compagnia di Gesù, il quale durante il suo lungo generalato diede vigoroso impulso alle missioni cattoliche in tutti i continenti allora conosciuti.
Il secondo: Padre Rodolfo Acquaviva, nipote del precedente, che fu missionario in India verso la fine del secolo XVI, morì martire nella penisola di Salsette, vicino a Goa, e che oggi veneriamo col titolo di Beato.

4. Questa tappa ad Atri all’inizio del mio odierno pellegrinaggio vuol essere un segno del mio affetto per voi e insieme un auspicio per il futuro.

Sono certo che il Congresso Eucaristico diocesano porterà abbondanti frutti di ripensamento personale, di rinascita ecclesiale, di amore evangelico, di pace e di vera giustizia.
 

A tutti e a ciascuno di voi imparto la mia particolare Benedizione.
 
  Testo: Copyright © Libreria Editrice Vaticana
  Foto: Alberto Sporys
 
 
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