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 LA NOTTE DEI FAUGNI, AD ATRI: L' 8 DICEMBRE.
Föne, Favonio, Faugni. Quale legame unisca questi vocaboli appartenenti a idiomi distanti fra loro, per regione non per ceppo linguistico, non è facile dirlo. Certo è, invece, che tutti e tre hanno a che fare con le folate di caldo; quelle vampate che, come lingue, dal fuoco si dimenano per il bene o per il male. Föne è parola dell’idioma tedesco e indica il vento caldo che, provenendo dal sud, deprime anche il più scattante dei berlinesi. Favonio, al sud d’Italia, è il nome del vento caldo che, a ondate, spazza d’estate gli aridi campi argillosi e si mescola al caldo delle ristoppie purificatrici. Faugni, in Atri, è il nome di fasci di secche canne legate in mazzi e incendiate alle cinque del mattino dell’Immacolata.
Numerosi fasci, recati a braccia per le vie del centro storico, che con lunghi e mutevoli nembi di fuoco, rischiarano il buio della notte e stemperano il gelo sul volto di fedeli e curiosi che vegliano al mattino della Solennità.
È così che Atri onora da generazioni, prima dell’aurora, il giorno dedicato a “Maria concepita senza peccato”. Quali riti si intreccino in questo omaggio affettuoso alla Madre del Singore, non è facile dirlo. Ci sono elementi primordiali: andiamo verso i giorni più corti dell’anno e bisogna scongiurare che il buio prenda il sopravvento sulla luce, la notte sul giorno, il gelo sul caldo. Elementi di storia popolare: si ritiene, infatti, dal tardo medioevo, che, appena la notte seguente (il 9 dicembre), la Casa della Vergine, da Nazareth migri verso il colle di Loreto e perciò le si illumina il cammino e le si facilita l’approdo sulle alture delle vicine Marche, onde onorarla poi il 10 del mese. Ma c’è anche dell’arcano: il fuoco, in giusta misura, non distrugge, ma purifica e mette alla prova; è iniziazione e porta a maturità.
E, infine, il fuoco è simbolo spirituale: è il segno scelto dall’Amore per fermarsi, in forma di lingue, sulla Vergine Maria e sugli apostoli nel Cenacolo, così che essi, restituiti al vigore dopo la prova del Calvario, proclamino che il Giustiziato ora è Risorto; mentre tutti i presenti, pur di idiomi diversi, affermano di capire perfettamente ciò che si divulga e prestano mente e cuore all’annuncio di Salvezza.
Simboli e riti, spirito e corpo, forze della natura e buona volontà, tutto si esalta in questa notte atriana, che i padri raccontano e vivono con immutata convinzione da sempre, mentre i figli si accalcano a fare il giro dell’abitato, stretti ai loro faugni tra le braccia, dopo aver atteso tutta la notte che il ciocco tenesse alta la fiamma per partire all’ora convenuta.
M. TRIVISONNE 
Foto: M. Trivisonne
Cattedrale Basilica "S. Maria Assunta" di Atri
 
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