Föne,
Favonio, Faugni. Quale legame unisca questi vocaboli
appartenenti a idiomi distanti fra loro, per regione non
per ceppo linguistico, non è facile dirlo. Certo
è, invece, che tutti e tre hanno a che fare con
le folate di caldo; quelle vampate che, come lingue, dal
fuoco si dimenano per il bene o per il male. Föne
è parola dell’idioma tedesco e indica il
vento caldo che, provenendo dal sud, deprime anche il
più scattante dei berlinesi. Favonio,
al sud d’Italia, è il nome del vento caldo
che, a ondate, spazza d’estate gli aridi campi argillosi
e si mescola al caldo delle ristoppie purificatrici. Faugni,
in Atri, è il nome di fasci di secche canne legate
in mazzi e incendiate alle cinque del mattino dell’Immacolata.
Numerosi fasci, recati a braccia per le vie del centro
storico, che con lunghi e mutevoli nembi di fuoco, rischiarano
il buio della notte e stemperano il gelo sul volto di
fedeli e curiosi che vegliano al mattino della Solennità.
È così che Atri onora da generazioni, prima
dell’aurora, il giorno dedicato a “Maria concepita
senza peccato”. Quali riti si intreccino in questo
omaggio affettuoso alla Madre del Singore, non è
facile dirlo. Ci sono elementi primordiali: andiamo verso
i giorni più corti dell’anno e bisogna scongiurare
che il buio prenda il sopravvento sulla luce, la notte
sul giorno, il gelo sul caldo. Elementi di storia popolare:
si ritiene, infatti, dal tardo medioevo, che, appena la
notte seguente (il 9 dicembre), la Casa della Vergine,
da Nazareth migri verso il colle di Loreto e perciò
le si illumina il cammino e le si facilita l’approdo
sulle alture delle vicine Marche, onde onorarla poi il
10 del mese. Ma c’è anche dell’arcano:
il fuoco, in giusta misura, non distrugge, ma purifica
e mette alla prova; è iniziazione e porta a maturità.
E,
infine, il fuoco è simbolo spirituale: è
il segno scelto dall’Amore per fermarsi, in forma
di lingue, sulla Vergine Maria e sugli apostoli nel Cenacolo,
così che essi, restituiti al vigore dopo la prova
del Calvario, proclamino che il Giustiziato ora è
Risorto; mentre tutti i presenti, pur di idiomi diversi,
affermano di capire perfettamente ciò che si divulga
e prestano mente e cuore all’annuncio di Salvezza.
Simboli e riti, spirito e corpo, forze della natura e
buona volontà, tutto si esalta in questa notte
atriana, che i padri raccontano e vivono con immutata
convinzione da sempre, mentre i figli si accalcano a fare
il giro dell’abitato, stretti ai loro faugni tra
le braccia, dopo aver atteso tutta la notte che il ciocco
tenesse alta la fiamma per partire all’ora convenuta.