CREDITS
ARCHIVIO CAPITOLARE
La prima attestazione dell'esistenza del Capitolo di Atri risale al 1251 quando, con Bolla del Cardinale Pietro Capocci Legato pontificio di Papa Innocenzo IV, venne istituita la Diocesi Atriana. Il Capitolo era costituito da venti Canonici (Pergamena del 1251, aprile 1).
Il 30 luglio dello stesso anno, Innocenzo IV confermò al Capitolo quanto concesso dal suo Cardinale legato (Pergamena del 1251, luglio 30). Gioioso, Vescovo di Atri e Penne, nel 1363 stabilisce che il numero dei canonici sia limitato a dodici, a causa della scarsità dei proventi (Pergamena del 1363, ottobre10). Pertanto, il Capitolo atriano si componeva di dodici canonici e di sei mansionari o beneficiati, come risulta dallo Statuto del 18 dicembre 1908, approvato da Mons. Raffaele Piras, Vescovo di Penne ed Atri.
Lo Statuto più recente è quello del febbraio 1993, approvato dal Vescovo Mons. Antonio Nuzzi. Quello più antico, di cui si hanno notizie, risale al 1° gennaio del 1571, approvato dal Vescovo Mons. Paolo Odescalchi.
Nel 1790, maggio 20, il re Ferdinando IV concede al Capitolo di Atri di far uso delle insegne della Cappa Magna. L'abito corale è costituito dalla mozzetta violacea sulla cotta liturgica, come confermato dal Rescritto della S. Congregazione del Clero, del 9 agosto 1985.
L' Archivio, custodito dal Capitolo, comprendeva all'inizio i documenti riguardanti la Chiesa Cattedrale di S. Maria o Chiesa Maggiore e, in seguito, testamenti, compravendite, donazioni, ecc.
I Duchi d'Acquaviva, nel sec. XVI, ne asportarono tutti gli atti riguardanti la loro famiglia che ritenevano disdicevoli.
Nel mese di dicembre del 1308 furono rubati Libros e per "libri" s'intendevano anche codici e pergamene. Inoltre, qualcosa è sicuramente andato perduto quando i documenti importanti venivano inviati a Roma per la discussione di cause o richieste di privilegi ed altro, nonostante i Canonici si premurassero di farne delle copie.
E' stato in parte possibile rendersi conto delle perdite delle pergamene subite nel corso degli anni, controllando i documenti citati nei "Monumenti adriani" di Nicola Sorricchio, il quale, verso il 1750, ricopiò tutte le pergamene esistenti nell' Archivio Capitolare. All'incirca nello stesso periodo, A. Ludovico Antinori visitò il suddetto Archivio, riportando nelle sue opere trascrizioni dei documenti capitolari tramite le opere del Sorricchio. Gabriello Cherubini, nell'articolo Dell'invenzione della stampa, della miniatura e dei codici miniati, pubblicato in "Poliorama pittoresco" , IX, 37, Napoli, aprile 1845, fornì le prime notizie riguardanti l'Archivio Capitolare di Atri.
Vincenzo Bindi, nel 1889, si occupò di alcune pergamene riguardanti il periodo dal 1523 al 1601, esistenti negli archivi di Atri, tra cui quello Capitolare.Nel 1894, Giuseppe Iorio pubblicò delle notizie sui Codici miniati e gli Incunaboli.
Agli inizi del Novecento, Mons. Achille Ratti, bibliotecario dell'Ambrosiana, futuro Papa Pio XI, visitò l'Archivio.
Il Capitolo di Atri non possiede uno stemma particolare. Il timbro in uso è quello riprodotto nello sfondo.
L'Archivio Capitolare di Atri è un archivio in corso di riordinamento. Non è, pertanto, possibile dare un'esatta consistenza di tutto il materiale in esso contenuto, anche perché non esistono inventari, indici, titolari, ecc., con cui effettuare un riscontro.

A cura di:
Dr. ssa Maria Rita Mattucci, archivista di Stato, funzionario incaricato dalla Soprintendenza Archivistica di Pescara del riordinamento dell'Archivio suddetto.

 
  INFORMAZIONI
  Via Luca d' Atri
64032 Atri (TE)
Tel. 085.87744
  ORARIO
  9:30/12:30
Tutti i giorni
esclusa la domenica
  Copyright © 2007 IG SOLUTIONS - Tutti i diritti riservati. All Rights Reserved.